Mi capita spesso di visitare dei clienti che non sanno dove buttare le cartucce vuote e le vaschette di recupero piene di toner.

Una volta ho visto un cliente che le accumulava sopra un bancale in capannone. Ne aveva tantissime.

Altre volte sono accatastate dentro qualche armadio che si fa fatica a distinguerle da quelle nuove.

I più bravi le portano all’isola ecologica del comune di residenza spacciandole per rifiuto domestico privato.

Altri semplicemente le buttano nel rifiuto secco.

Spero tu non appartenga a quest’ultima categoria.

Oltre a non essere in regola faresti un grosso danno all’ambiente.

L’ambiente è di tutti e dobbiamo preservarlo.

Ora, non voglio fare il moralista, ma le cartucce vuote e le vaschette vanno correttamente gestite.

Ma la legge cosa dice?

I rifiuti si dividono per ORIGINE in due categorie per:

  • Rifiuti Urbani (generati dai cittadini)
  • Rifiuti Professionali o Speciali (generati dalle partite IVA – aziende, enti pubblici, studi professionali)

E per NATURA in altre due categorie:

  • NON pericolosi
  • Pericolosi

Partiamo dall’ORIGINE. Non è il tipo di rifiuto che fa la differenza.

Ma chi lo produce.

Una cartuccia toner prodotta dal privato cittadino viene smaltita dal Comune tramite la cosiddetta tassa “TARI”.

Per la stessa cartuccia prodotta da una partita IVA la responsabilità è della Partita IVA che produce il rifiuto e che deve sostenere i costi (e la responsabilità) dello smaltimento (F.I.R. e MUD – Rif. Art. 193 del Dlg. 192/2006).

Fino a qui sembrerebbe tutto chiaro.

La faccenda si complica però qui:

Per alcune tipologie di rifiuti prodotti da aziende e appartenenti alla categoria NATURA (quindi pericoloso/NON pericoloso) è prevista la cosiddetta assimilabilità ai rifiuti urbani.

Quindi, se una Partita IVA produce un rifiuto NON pericoloso, è previsto che anche le P.IVA gestiscano lo smaltimento di questo rifiuto come se fossero dei privati cittadini pagando al comune la TARI.

Ma quali sono questi rifiuti che si possono assimilare agli urbani?

Dipende dallo Stato e da Comune a Comune.

Lo Stato infatti seleziona un elenco di rifiuti assimilabili agli urbani e lo rende pubblico in data 27 luglio 1984.

Sulla base di questo elenco ogni comune ha facoltà di scegliere quali rifiuti vengono assimilati.

Il punto è che, a seguito dell’abrogazione dell’art. 39 della legge n. 146/1994 (determinata con circola del Ministero delle Finanze n. 119 in data 7 Maggio 1998) i toner, le cartucce i consumabili di stampa NON FANNO PARTE dell’elenco dei rifiuti assimilabili definito dallo Stato.

NON possono quindi essere assimilati ai rifiuti Urbani perché non sono nemmeno nell’elenco dei rifiuti assimilabili.

Vanno quindi per forza smaltiti dai soggetti con P. IVA come rifiuti professionali/speciali.

E’ quindi necessario prelevarli e trasportarli con un formulario F.I.R.

Ma cosa fare per esseri sicuri al 100% di essere nel giusto e di non commettere errori sanzionabili?

Io consiglio:

Consiglio n. 1

Farsi rilasciare dal Comune una lettera formale di manleva che esplicitamente autorizzi la P.IVA ad affidare i rifiuti di stampa al trasportatore senza compilare il formulario F.I.R.

Questa lettera metterebbe al riparo da eventuali controlli che NON contemplano l’ignoranza delle legge.

Consiglio n. 2

Per le P.IVA che si affidassero comunque per la gestione dei toner e delle cartucce ad operatori autorizzati sostenendone i costi, richiedere il cosiddetto “sgravio TARI” così come previsto dal Dlg. 147 del 27/12/2013 – Art. 1/649.

Infine, molto più semplicemente, consiglio la soluzione di “Smaltimento ZEROOneri” che ti libera da subito da tutti i rifiuti di stampa senza oneri ne burocrazia.

Puoi contattarmi nella sezione “Contatti” di questo sito o tramite il pulsante Whatsapp in basso a destra.